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La macchina che imparò ad amare: Il robot selvaggio.

di Gaia Bellucci · 6 luglio 2026 · 3 min
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Il robot selvaggio, acclamato film d’animazione del 2024, diretto da Chris Sanders e tratto dall’omonimo libro illustrato di Peter Brown, è una favola moderna sul complicato rapporto tra natura e tecnologia. Affronta temi come l'amicizia, la crescita, il rispetto per la natura e il valore della diversità, riuscendo a coinvolgere tanto i più piccoli quanto gli adulti.

La storia ha inizio quando, durante una tempesta, un carico di robot destinati a servire gli umani del futuro si perde e finisce su un’isola incontaminata, popolata solo da animali. In particolare, il film segue le vicende dell’unità Rozzum 7134, successivamente soprannominata Roz (doppiata da Lupita Nyong’o), che, in cerca di un padrone da servire, inizia a conoscere l’ambiente selvaggio e predatorio in cui si ritrova. Per riuscirci, analizza e apprende i versi e il linguaggio degli animali, così da poter comunicare con gli “abitanti” dell’isola – un espediente narrativo efficace che introduce, da quel momento in poi, animali parlanti. Nonostante i suoi sforzi, però, gli animali continuano inizialmente a considerarla come un mostro.

Durante una fuga dall’orso Spina, la creatura più feroce dell’isola, Roz schiaccia accidentalmente delle uova di oca, lasciandone intatta solamente una. La nuova missione da portare a termine diviene, quindi, crescere l’oca sopravvissuta, la quale, per via dell’imprinting, ha riconosciuto nel robot la propria madre. Aiutata dall’astuta volpe Fink (Pedro Pascal), Roz cercherà di insegnargli a volare in tempo per la migrazione, un'impresa non facile perché l'oca (poi chiamata Beccolustro) ha ali minute e gli altri membri della sua specie non vedono di buon occhio che sia stata cresciuta dal "mostruoso" robot. Questa sarà per Roz l’occasione di scoprire dentro di sé qualcosa che va oltre la sua programmazione: un sentimento autentico, profondamente umano, che si manifesta nell’affetto e nell’istinto materno.

Da una parte, Il robot selvaggio si propone come ideale erede di WALL·E, dove un’intelligenza artificiale ingenua e benevola si relaziona con un mondo sconosciuto e cerca di fare del bene, suscitando tenerezza e simpatia nello spettatore. Dall’altra, è un film che maschera una visione per nulla conciliata della natura: prende le distanze dalle solite rappresentazioni romantiche, mostrando, tramite momenti di humour, anche i suoi lati più crudeli, fatti di istinti, leggi spietate e morte.

A livello visivo e grafico, Il robot selvaggio nasconde le solite forme della DreamWorks dietro uno strato pittorico originale, con sfocature e colori applicati senza contorni, che rende ogni immagine come fosse acquarellata, dando al film una nota ruvida e, appunto, selvaggia.

Senza ricorrere a scene eccessivamente drammatiche, il film riesce a coinvolgere lo spettatore grazie a una narrazione semplice ma profondamente sincera. Il legame tra Roz e Beccolustro si sviluppa lentamente e in modo credibile, regalando momenti teneri, divertenti e commoventi, che rendono ogni loro conquista ancora più significativa. Anche il rapporto tra Roz e Fink evolve gradualmente: da una collaborazione dettata dalla necessità e dalla convenienza si sviluppa una profonda e autentica amicizia, definendo la loro relazione come uno degli aspetti più riusciti del racconto.

Roz è stata costruita per svolgere compiti precisi, eppure sceglie di proteggere chi è più fragile e di imparare a vivere in armonia con la natura. Invece di presentare tecnologia e ambiente come due mondi in conflitto, il film mostra due realtà che possono convivere quando prevalgono l’ascolto e la collaborazione. Emblematica, in questo senso, è la scena in cui, per affrontare il rigido inverno, Roz e Fink salvano e accolgono nella loro tana animali appartenenti a specie diverse, comprese prede e predatori, che decidono di mettere da parte i propri istinti per sopravvivere insieme.

In definitiva, Il robot selvaggio è un’opera capace di emozionare senza cadere nella banalità, ricordandoci l’importanza dell’empatia, del coraggio e del rispetto per ogni forma di vita.

Verdetto in tre righe
Una favola moderna che unisce una raffinata estetica a un racconto profondo sul rapporto tra tecnologia, natura e umanità.

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