Gerarchie: Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto.

Sulle meravigliose note di Ennio Morricone prende vita un capolavoro del cinema italiano, un inno alla ribellione e un'aspra critica alle gerarchie scricchiolanti dell'Italia degli anni '70. L'opera di Elio Petri è cruda, diretta e grottesca, esattamente come i barbari trattamenti riservati dalle istituzioni ai cittadini, bersagliati e incapaci di sovvertire le alte sfere.
Il "Dottore" (interpretato da sua maestà Gian Maria Volontè), nonostante il totale accecamento causato dal potere, prova a trasformarsi nel capro espiatorio del sistema poliziesco, compiendo un commovente gesto politico, al cui interno, però, avviene anche una catarsi emotiva. Saranno proprio i sentimenti di riconoscenza e paura a farlo rinsavire, risvegliando il suo animo bambinesco, per salvaguardare le istituzioni che lo avevano coccolato.
Il Dottore è adirato con se stesso e con chi lo accudisce (tra tutti la donna che uccide e i suoi sottoposti) e il suo odio si trasforma in una sorta di autolesionismo, una guerra interna che lo tiene occupato per sfuggire al suo subconscio. Tuttavia, l'unico soggetto capace di salvarlo non è lui stesso ma il tanto odiato giovane rivoluzionario, una figura diabolica che gli si presenta in aiuto in cambio di una tremenda ricompensa: la totale accettazione del nuovo.


