Hogstalle.
/
torna all'indice

Caccia al futuro: La decima vittima.

di Massimo Capuano · 16 settembre 2024 · 2 min
Ascolta il pezzo
0:00
0:00

In un'epoca in cui il cinema italiano era dominato dal neorealismo, dalla commedia all'italiana e dal dramma storico, Elio Petri propone una pellicola di fantascienza, genere quasi inesistente nel panorama cinematografico nazionale. Ispirato al racconto "La settima vittima" di Robert Sheckley, il film racconta un mondo distopico in cui l'umanità ha trovato nella violenza regolamentata un morboso passatempo, legittimando una caccia all'uomo organizzata dal ministero.

In questo contesto i protagonisti, Marcello e Carla (rispettivamente Marcello Mastroianni e Ursula Andress), si sfidano in un gioco letale dove i ruoli di cacciatore e vittima si alternano, delineando un meccanismo perverso che esalta l'istinto di sopravvivenza e la brutalità umana. La società, priva di ogni valore, vede denaro e fama come le uniche motivazioni che spingono l'uomo a essere parte attiva, persino attraverso il macabro "gioco" dell'omicidio legalizzato. L'uccisione diventa spettacolo, ripreso dalle troupe televisive e condito da sponsorizzazioni commerciali, in un circo mediatico dove la vita privata viene svuotata e spettacolarizzata. Marcello, chiamato Homo Romanus, è un uomo indolente e disilluso dai capelli ossigenati che trova appagamento solo nella corsa verso uno status sociale effimero, mentre Carla rappresenta perfettamente il soldato capitalista, programmato per vincere e privo di morale.

L'estetica proposta da Petri è un mix tra Futurismo, Space Age e Metafisica: il Futurismo esalta la modernità e la velocità, riflessi nel mondo tecnologico e distopico del film; la Space Age, invece, si manifesta nelle scenografie e nei costumi, con materiali metallici e forme geometriche tipiche degli anni '60, evocando un futuro ipertecnologico. La Metafisica, infine, crea un senso di straniamento, con personaggi immersi in ambienti surreali e sospesi nel tempo. L'immaginario visivo di Petri si fonde con una colonna sonora di Piero Piccioni, resa ancor più iconica dalla voce di Mina, che amplifica l'atmosfera onirica e distaccata del film.

A distanza di 59 anni, il messaggio profetico risuona più attuale che mai: i social media hanno portato una "grande caccia" invisibile in cui l'uccisione non è più fisica, ma morale, dove la fama effimera e l'apparenza superficiale hanno preso il posto della vera realizzazione personale. L'individualismo sfrenato, l'aggressività e l'arrivismo sono diventati i nuovi motori della società contemporanea, in un sistema che sembra aver imparato proprio dalla distopia di Petri.

Leggi anche.

Unisciti alla redazione

Vuoi scrivere con noi?

Candidati