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L’estetica della solitudine: Hong Kong Express.

di Massimo Capuano · 17 ottobre 2024 · 2 min
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«Il caso non esiste: tutto è prova, ovvero punizione, o ricompensa, o previdenza»

Voltaire

Il delicato arazzo di sogni e incontri fugaci disegnato dal maestro Wong Kar-wai intreccia due storie parallele: quella del giovane poliziotto He Zhiwu, abbandonato dalla fidanzata e innamorato di una misteriosa donna, e quella del poliziotto 663, intrappolato nell'attesa della sua ex e invaghito di un'affascinante ragazza di nome Faye. Nel brulicante scenario metropolitano di Hong Kong, nei personaggi emerge una sensazione di appartenenza quasi tangibile, visceralmente radicata, ma accompagnata da un incessante desiderio di fuga. L'onnipresente richiamo dell'altrove si concretizza in California Dreamin', pezzo fondamentale del mosaico architettato da Kar-wai, che si ripete in loop come i pensieri ricorrenti e ossessivi dei protagonisti.

Le atmosfere notturne, i colori saturi e i non-luoghi accolgono i personaggi in un mondo di fragilità e desideri, mentre il voice-over conferisce al film una dimensione poetica, permettendo al regista di giocare con gli archetipi e i cliché del noir. In questo universo di desideri irrisolti e incontri sfiorati si esplora l'amore non come un punto di arrivo, ma come un processo continuo, fatto di slanci e attese più che di certezze. Gli attimi sospesi, i silenzi che parlano più delle parole, i gesti quotidiani che diventano veicoli di emozioni profonde: i personaggi, spesso incapaci di esprimere direttamente ciò che sentono, comunicano attraverso lo spazio che li circonda. Una lattina di ananas, un impermeabile o una canzone in sottofondo diventano simboli delle loro inquietudini e speranze.

Il tempo nel cinema di Kar-wai non è lineare, ma circolare, frammentato come i pensieri dei suoi protagonisti. Si ha la sensazione che ogni attimo possa essere ripetuto all'infinito e, tuttavia, come nel mondo reale, le possibilità di connessione sembrano sempre sfuggire di mano. In questo senso, Hong Kong Express e Angeli perduti incarnano l'essenza di una generazione moderna e disincantata, capace di vivere con intensità ogni piccola occasione, pur sapendo che il tempo, come l'amore, non si può controllare. L'arte del regista si manifesta così in un equilibrio fragile tra il desiderio di restare e quello di scappare, tra la profondità dell'amore e la sua inafferrabilità. Il finale aperto lascia gli incontri sospesi al punto culminante, dopo il quale, ovviamente, non può che seguire una discesa.

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