Amore e patriarcato: Légami!.

Presentato alla Berlinale del 1990 e accolto da accese polemiche per la classificazione "X-rated" negli Stati Uniti, Légami! (Átame!) di Pedro Almodóvar è una delle opere più lucide e ingannevoli del regista manchego, spesso erroneamente archiviata come commedia nera o melodramma pop. Il film si articola come una discesa claustrofobica in un unico spazio scenico predominante: l'appartamento-prigione. Questo luogo, che richiama una struttura teatrale, vede i ruoli sociali azzerarsi per lasciare spazio alle sole dinamiche di forza.
Ambientato in una Madrid post-franchista colorata e rumorosa, il film isola le violenze psicologiche perpetrate da Ricky, un orfano dimesso da un ospedale psichiatrico, nei confronti di Marina, ex attrice pornografica e tossicodipendente. Ciascuno dei protagonisti rappresenta una precisa declinazione del desiderio moderno: Ricky è l'istinto primordiale, il potere possessivo che non conosce mediazione culturale; Marina incarna il corpo mercificato dallo spettacolo, abituata a essere oggetto di sguardo e che qui diventa oggetto di sequestro fisico; il Regista, costretto sulla sedia a rotelle, rappresenta l'impotenza dello sguardo artistico, capace di osservare e desiderare, ma non di intervenire sulla realtà.
Il sentimento viene rappresentato nella sua forma più patologica e disperata: quella che riduce l'altro a proprietà necessaria per il completamento del sé. L'amore è un atto di volontà unilaterale, un'imposizione che non richiede consenso ma sottomissione. Almodóvar parte dai topos della commedia romantica hollywoodiana, ma ne ribalta il significato: non si tratta più della conquista dell'amata attraverso il corteggiamento, bensì della denuncia di un sistema patriarcale che trasforma l'amore stesso in strumento di dominio. Ogni gesto di "cura" di Ricky (comprare antidolorifici, lavare la schiena di Marina) diventa un gesto politico di controllo e ogni dialogo una metafora della negoziazione tra vittima e carnefice.
Il film è un attacco frontale all'idea borghese di famiglia e matrimonio. Il vero scandalo di Légami! è la lucidità con cui mostra che la logica della coppia tradizionale non è diversa da quella del sequestro: si basa sull'isolamento, sulla dipendenza indotta e sull'accettazione dell'inevitabile. La violenza non si esercita con strumenti di tortura fisici (se non la legatura stessa), ma attraverso l'imposizione di una normalità domestica forzata. La sindrome di Stoccolma che colpisce Marina diventa il simbolo dell'adattamento dell'individuo alla società: finiamo per amare le catene che ci vengono imposte perché l'alternativa è la solitudine del mondo esterno.
Almodóvar cerca di sottolineare la nostra complicità: lo spettatore finisce per "tifare" per il rapitore, diventando complice morale del sequestro. L'assurdo della trama diventa lentamente consapevolezza di quanto sottile sia il confine tra passione e possessione. Non esiste vera salvezza o redenzione nel finale apparentemente lieto; il viaggio in auto verso il "vissero felici e contenti" è in realtà la certificazione della follia condivisa.


