Sognando Fantoni: Borotalco.

«Un bel giorno, senza dire niente a nessuno, me ne andai a Genova e mi imbarcai su un cargo battente bandiera liberiana. Feci due volte il giro del mondo e non riuscii mai a capire che cazzo trasportasse quella nave, ma forse un giorno lo capii: droga!»
Terzo lungometraggio da regista di Carlo Verdone, Borotalco (1982) rappresenta un fondamentale spartiacque per la commedia italiana contemporanea e la definitiva consacrazione autoriale del cineasta romano. Dopo i primi due successi costruiti sulla moltiplicazione a episodi delle sue maschere cabarettistiche, Verdone abbandona la frammentazione televisiva per cimentarsi nella grande tradizione della commedia a intreccio unico, intercettando con straordinaria acutezza il clima di disillusione e riflusso che caratterizzava i primi anni Ottanta.
La vicenda è incentrata su Sergio Benvenuti, un timido e fallimentare venditore porta a porta di enciclopedie musicali, soffocato da un lavoro senza prospettive e dall'ansia di un imminente matrimonio imposto dalla famiglia della fidanzata. Nel tentativo di carpire i segreti del mestiere all'intraprendente collega Nadia, Sergio finisce per occupare abusivamente il sontuoso appartamento del misterioso architetto Manuel Fantoni. Quando quest'ultimo viene improvvisamente arrestato per truffa, Sergio coglie l'occasione per spogliarsi della propria mediocrità e spacciarsi per il proprietario di casa: un navigato giramondo, cinico e cosmopolita. La farsa gli consente di sedurre Nadia, ma trascina il protagonista in una spirale di bugie sempre più incontrollabile, destinata a infrangersi contro la dura realtà quotidiana e a risolversi in un compromesso esistenziale venato di profonda malinconia.
La mitomania esotica degli aneddoti di Manuel Fantoni - dal cargo battente bandiera liberiana alla finta amicizia con Robert Mitchum – diventa una maschera pirandelliana, lo scudo necessario a fronteggiare l'aggressività del mondo esterno, che prende forma nei panni dal suocero Augusto, interpretato da un monumentale e minaccioso Mario Brega. A completare il mosaico dei comprimari contribuisce anche un brillante Christian De Sica nei panni di Marcello, l'eccentrico e sfrontato coinquilino di Sergio.
Un elemento determinante nella costruzione del racconto è l'integrazione della dimensione musicale. Firmata da Lucio Dalla e dagli Stadio, la colonna sonora è il vero cuore pulsante della narrazione: Dalla non è soltanto l'autore di brani iconici che scandiscono i turbamenti dei personaggi, ma diventa perno della trama. Nadia è un'estimatrice ossessiva del cantautore bolognese e la promessa di Sergio di introdurla nel suo entourage diventa l'innesco decisivo dell'inganno.
Accolto con uno straordinario favore di pubblico, il film fu consacrato anche dalla critica con un trionfo storico ai David di Donatello, dove si aggiudicò ben cinque statuette: Miglior film, Miglior attore protagonista a Verdone, Miglior attrice protagonista a Eleonora Giorgi, Miglior attore non protagonista ad Angelo Infanti e Miglior colonna sonora. Con quest'opera, Verdone dimostrò una piena maturità drammaturgica, fondendo la precisione dei tempi comici con un'amara e lucidissima riflessione sulle nevrosi piccolo-borghesi della società contemporanea.


