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Sinistra in trasferta: Palombella Rossa.

di Massimo Capuano · 4 novembre 2024 · 3 min
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Palombella rossa, diretto e interpretato da Nanni Moretti, è un film del 1989 che rappresenta un passaggio cruciale nella carriera del regista italiano e segna l'addio all'alter ego Michele Apicella, figura che incarnava fino a quel momento le idiosincrasie e gli ideali morettiani. Il protagonista, un deputato comunista colpito da amnesia, affronta una crisi profonda in cui la perdita di memoria diventa una potente metafora del progressivo smarrimento della sinistra italiana e del Partito Comunista alle soglie del crollo del muro di Berlino.

Oltre all'opera politica, Moretti mette in scena un viaggio labirintico nella memoria e nell'identità di un uomo che tenta disperatamente di aggrapparsi ai propri valori. La partita di pallanuoto, sport caro a Moretti, diventa lo scenario di una battaglia simbolica in cui Apicella lotta per riaffermare la sua identità, tra visioni del passato e confronti con il presente. La pallanuoto richiama il senso di alienazione e isolamento dei cittadini: Michele gioca in trasferta contro la squadra di Acireale, tra un pubblico ostile, in un contesto che evidenzia il suo sentirsi straniero in una società e un ambiente politico che non riconosce più. Michele è immerso in un gioco che conosce, ma le regole non sembrano più valere: la piscina diventa così non solo un campo sportivo, ma un'arena esistenziale in cui il protagonista è costretto a confrontarsi con le sue memorie frammentate e la crisi ideologica del suo partito.

Un aspetto centrale del film è la memoria: l'amnesia di Michele diventa una metafora dell'identità perduta del suo partito e della sua generazione, un'incapacità di ricordare che non è solo personale ma politica. La sua crisi si estende anche alla società che lo circonda, in una rappresentazione della sinistra italiana che sembra aver perso la propria strada. Come rifugio dal vuoto del presente, Michele ricorda nostalgicamente l'infanzia e i "pomeriggi di maggio", un'idealizzazione malinconica di un passato di certezze e innocenza perduta. In questa fase è fondamentale il racconto del rapporto con la madre, una figura simbolica che dà un senso di protezione e identità perduti. Quel brodo di pollo, che Moretti ricorda con dolcezza, diventa quasi il sapore di un tempo in cui tutto era semplice, chiaro, un momento in cui l'infanzia rappresentava una purezza che ora sembra irraggiungibile.

Un altro tema fondamentale è la difesa del linguaggio come ultimo baluardo di identità e autenticità. Michele, irritato dalle parole superficiali e dalle frasi fatte di una giornalista, esplode in una delle scene più iconiche del film: «Le parole sono importanti!». La frase, divenuta proverbiale, rivela una critica feroce all'appiattimento del discorso pubblico, un male che Moretti riconosce anche come causa della degenerazione culturale e politica italiana. È l'avvertimento che il protagonista rivolge al suo partito: il linguaggio appiattito e semplificato snatura il pensiero, svuota le ideologie e riduce le persone a slogan, a espressioni banali.

La critica all'utopia comunista, destinata a sfaldarsi con il tramonto delle ideologie, prende vita nella palombella, un tiro lento e arcuato che diventa la metafora della sinistra stessa, sospesa tra un passato glorioso e un futuro incerto. Apicella sbaglia il rigore decisivo e la sua sconfitta rappresenta simbolicamente la disfatta politica e morale di una generazione. Moretti, al termine del film, si ritrova solo, incapace di adattarsi a un mondo che ha perduto ogni punto di riferimento, "a mollo" tra i cori ostili del pubblico, incapace di prendere una posizione netta: destra o sinistra, l'eterno dilemma di una sinistra che non sa più chi è e cosa rappresenta.

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