Cuore spezzato: Lost in Translation / Her.
Lost in Translation (2003) e Her (2013) sono due opere distanti un decennio ma intimamente connesse, due film che instaurano un dialogo tematico e stilistico attraverso lo sguardo autoriale dei rispettivi registi, Sofia Coppola e Spike Jonze, all'epoca coppia nella vita e successivamente separati. Entrambi i lavori possono essere letti come elaborazioni artistiche di una crisi relazionale condivisa, trasposte su schermo attraverso registri differenti (il minimalismo intimista e contemplativo di Coppola da un lato, la fantascienza emotiva e disincantata di Jonze dall'altro) ma unite da una stessa esigenza espressiva: quella di tradurre in linguaggio filmico il senso di alienazione, la frattura affettiva e l'impossibilità di una comunicazione autentica all'interno della coppia.
In Lost in Translation, Charlotte vaga per Tokyo in un matrimonio silenziosamente fallito, cercando un senso in un mondo che non parla la sua lingua, mentre Bob, anche lui in una relazione stanca, trova in lei una scintilla malinconica di connessione autentica; in Her, Theodore è un uomo lasciato dalla moglie, incapace di affrontare il dolore del distacco, che finisce per innamorarsi di una voce, Samantha, un'intelligenza artificiale capace di ascoltarlo e farlo sentire meno solo, ma destinata anche lei ad allontanarsi. Entrambi i film mettono in scena protagonisti persi in un paesaggio emotivo sfocato, circondati da città enormi, Tokyo e Los Angeles, che sembrano amplificare il vuoto interiore, e trovano conforto in relazioni impossibili ma necessarie, nate in una parentesi fuori dal tempo.
Ma la somiglianza più forte è quella nascosta nelle due storie: Lost in Translation sembra una lettera malinconica di addio, scritta da Coppola a un amore che si sta spegnendo, mentre Her è la risposta dolente e intima di Jonze, un tentativo di elaborare quella stessa perdita attraverso la fantascienza emotiva. Charlotte e Theodore si assomigliano: entrambi sono smarriti, incapaci di stare nel presente, nostalgici di qualcosa che non riescono a definire, e in entrambi i casi l'altro (Bob per Charlotte, Samantha per Theodore) è una proiezione fugace e luminosa di ciò che cercano dentro di sé. Guardare questi due film uno dopo l'altro è come leggere le due metà di una storia d'amore che si è consumata in silenzio: una narrazione divisa in due voci, due città, due atmosfere, ma un solo cuore spezzato.
Cara Catherine, sono stato qui a pensare a tutte le cose per cui vorrei chiederti scusa. A tutto il dolore che ci siamo inflitti a vicenda. A tutte le cose di cui ti ho incolpato. A tutto ciò che volevo che tu fossi o dicessi. Mi dispiace per tutto ciò. Ti amerò sempre perché insieme siamo cresciuti. E mi hai aiutato a farmi diventare chi sono. Voglio solo che tu sappia… che dei frammenti di te resteranno per sempre in me. E di questo te ne sono riconoscente. Qualsiasi cosa tu sia diventata e ovunque tu ti trovi nel mondo. Ti mando il mio amore. Sarai mia amica per sempre. Con amore, Theodore.


