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L'olocausto secondo Glazer: Zone of Interest.

di Massimo Capuano · 22 febbraio 2024 · 1 min
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Partendo dal controverso romanzo di Martin Amis, il regista britannico Jonathan Glazer propone il suo quarto lungometraggio, Zone of Interest. L'opera, ponendosi in un pericoloso limbo tra il cinema documentaristico, il biopic e il thriller (limitatamente alla scelta delle inquadrature), si esaurisce in un sostanziale nulla di fatto: il film risulta monotono, surreale ed eccessivamente intimo.

Ricercando una nuova chiave di lettura per descrivere l'orrore, Glazer si adagia sulla banalità del male e, proponendo scene scollegate e inutilmente drammatizzate, non riesce a trasmettere alcun messaggio. Il prodotto finale assomiglia più a un esercizio di stile che a un "capolavoro che cambierà il vostro sguardo per sempre" (Rolling Stone Italia). L'unico plauso, divertente a dirsi, è la scrittura dell'unico personaggio rilevante nel film: il segugio nero della famiglia.

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