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Il diavolo veste (anche) fast fashion: Il diavolo veste Prada 2.

di Massimo Capuano · 7 maggio 2026 · 2 min
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A distanza di vent'anni dall'uscita del primo film, Il diavolo veste Prada 2 riporta sul grande schermo le dinamiche della rivista Runway, mettendole a confronto con un panorama editoriale e un mercato del lusso profondamente mutati. Il film inizia con un clamoroso scivolone mediatico in cui la testata perde drasticamente credibilità dopo aver pubblicato un articolo promozionale dedicato a un marchio rivelatosi, in seguito, un brand di fast fashion pesantemente coinvolto in accuse di sfruttamento dei lavoratori. L'iconica rivista rischia il collasso totale e Miranda Priestly, un tempo intoccabile regina della moda, si ritrova a dover lottare per salvare la sua carriera e l'impero che ha costruito.

Per cercare di gestire lo scandalo, fare chiarezza sull'accaduto e ripristinare la reputazione di Runway, viene richiamata Andrea "Andy" Sachs (Anne Hathaway). Ormai giornalista affermata e lontana dalle nevrosi dell'alta moda, Andy viene inevitabilmente trascinata di nuovo in quell'orbita. La situazione si complica ulteriormente quando entra in gioco l'ex prima assistente Emily Charlton (Emily Blunt). Quest'ultima, nel frattempo, si è presa la sua rivincita: è diventata un'influente e spietata dirigente di Dior, e gestisce proprio i milionari budget pubblicitari di cui Runway ha disperatamente bisogno per sopravvivere.

Questo secondo capitolo, molto atteso dato lo status di cult del primo film, risulta tuttavia molto meno graffiante e decisamente più patinato rispetto al suo predecessore. La storia si sviluppa in modo abbastanza semplice, priva dei guizzi taglienti che avevano caratterizzato l'originale, e scivola verso un finale marcatamente buonista. Nonostante questi limiti narrativi, la pellicola risulta comunque godibile, soprattutto per gli appassionati della saga, grazie a un'intelligente distribuzione di riferimenti e omaggi al primo capitolo.

A salvare il film dalla mediocrità è, in definitiva, l'intatta chimica del trio protagonista, supportata da un comparto costumi che continua a regalare spettacolo visivo. Una sonora nota di demerito va purtroppo al doppiaggio italiano, diventato oggetto di accese polemiche per via di alcune scelte di adattamento discutibili e un ricasting vocale che ha fatto storcere il naso a molti puristi. In conclusione, Il diavolo veste Prada 2 si rivela un'operazione nostalgica dal sapore agrodolce: una passerella piacevole da guardare, ma che inevitabilmente fa rimpiangere il fare pungente di vent'anni fa.

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