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Vampirismo e lotta: A Girl Walks Home Alone at Night.

di Flavio Capuano · 28 giugno 2026 · 3 min
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Definito dalla stessa Ana Lily Amirpour come "il primo spaghetti western vampiresco iraniano", "A Girl Walks Home Alone at Night" (2014) è certamente una delle opere più riuscite e affascinanti del cinema della diaspora iraniana, mescolando sapientemente cinefilia e polemica politica. Ambientato nella lugubre e degradata città fittizia di Bad City, il film segue le vicende di Arash, giovane che bada al padre eroinomane Hossein. I due sono alle prese con Saeed, un rozzo pappone e spacciatore, che li ricatta e tormenta costantemente. Le vicende mutano rapidamente con l'avvento di una misteriosa ragazza vestita in uno chador nero che, dopo essersi fatta adescare da Saeed, lo uccide brutalmente nel suo appartamento: si scoprirà così che la ragazza è in realtà una vampira che giustizia a freddo chi maltratta le donne.

Ana Lily Amirpour dirige innanzitutto un vero e proprio "manifesto" di estetica: salta ineludibilmente alla vista la grazia con cui i personaggi, irriducibilmente solitari, vengono fotografati da un bianco e nero spettrale, raffinato abbastanza da non risultare né troppo grossolano né eccessivamente patinato. È perfetta a questo proposito la scelta della splendida e ipnotica Sheila Vand nel ruolo di un personaggio così fortemente caratteristico, una sorta di vampira punk che si muove nel silenzio delle fosche vie della città sullo skateboard. A questa atmosfera contribuisce anche la stessa scenografia, responsabile di uno sfondo tetro e oscuro che sembra inghiottire i protagonisti in una spirale di criminalità e perdizione. La città di Bad City diviene così emblema della nuova società industriale, nella quale l'amore e l'arte diventano "clandestini" e oscurati.

Le coordinate cinematografiche a cui si richiama la regista sono quindi principalmente quelle del grande cinema americano postmoderno, che ha come doverosi punti di riferimento Jim Jarmusch, Abel Ferrara e Kathryn Bigelow. Amirpour, perciò, tratteggia la propria figura vampiresca lontano dal canone di rappresentazione stokeriano, citando piuttosto le opere dei maestri testé menzionati, ossia "Only Lovers Left Alive" (2013), "The Addiction" (1995) e "Near Dark" (1987). A fianco dei dovuti omaggi al cinema di genere vi è inoltre ribadito il valore protestatario della musica, grazie a una colonna sonora di struggente bellezza, che va dai Radio Teheran ai White Lies.

Oltre - o anzi grazie - a un'estetica di rara venustà, la pellicola riesce a veicolare contenuti di forte impatto come l'amore e il suo ruolo di contestazione politica. È infatti assolutamente impossibile non commuoversi dinnanzi alla storia sentimentale che coinvolge la misteriosa ragazza e Arash: la regista riesce perfettamente a cogliere il momento in cui viene spezzata l'incomunicabilità, quando all'acre crudeltà che muove i rapporti sociali si sostituisce una squisita - ma mai melensa - dolcezza. Fondamentalmente scevro da qualsiasi intento moralistico, il film rappresenta infine un'intelligente forma di lotta femminista: la vampira non esita infatti a eliminare tutti coloro che brutalizzano le donne così come invece riesce a innamorarsi sinceramente di qualcuno dal cuore buono come Arash. Tutt'altro che sterile e pedante, l'invettiva della regista si scontra con una tendenza sociale maschilista che oltrepassa la tradizionale contrapposizione Iran-Occidente libero. Amirpour, che ha ben chiaro sia la (contro)cultura statunitense che quella iraniana della diaspora, non sembrerebbe opporre la prima alla seconda o viceversa, quanto biasimare universalmente tutte le situazioni di prevaricazione e lesione della dignità, concentrandosi in particolare sulla condizione femminile. Per concludere, la pellicola può dirsi compiuta sia per la felice elaborazione di uno specifico codice estetico dark/new wave che per la forza morale e politica con cui è criticato il machismo dell'odierna società neoliberista.

Verdetto in tre righe
Un incantevole horror del cinema della diaspora iraniana che unisce un'originale estetica dark-punk a una potente critica politica e femminista contro il maschilismo della società contemporanea

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