L'eleganza del lutto: La stanza del figlio.

Vincitore della Palma d'oro alla 54ª edizione del Festival di Cannes, Nanni Moretti inaugura il nuovo millennio con un film maturo ed elegante, rompendo in parte con il suo abituale autobiografismo. Il regista-attore si trova nei panni di uno psicoanalista, padre di due figli e marito di un'onesta editrice, quest'ultima interpretata da una Laura Morante in stato di grazia. L'equilibrio di questa ridente e colta famiglia medio-borghese sarà in fretta dissestato dalla perdita del figlio, deceduto a causa di un incidente.
Sarebbe eccessivo, se non addirittura improprio, considerare questo Moretti come totalmente alieno dal suo cinema, considerando la presenza massiccia di tutto ciò che ha reso il suo stile distintivo: i soliti tic, le nevrosi, il modo di vestire e atteggiarsi nonché una fervente irrequietezza interna. Ciò che muta profondamente è, invece, l'assenza di un discorso specificatamente politico, umoristico e personalistico. Moretti, infatti, incanala il suo estro in un dramma familiare intimista, modulando il suo linguaggio secondo uno stile minimalista che rifiuta radicalmente il melenso e lo svenevole. Il regista questa volta non costruisce un quadro sociale, bensì una storia apparentemente fuori dal tempo, trattando temi immortali come il superamento del lutto.
La sobrietà e il realismo con cui viene rappresentata la storia e la squisita colonna sonora di Nicola Piovani ammantano il film di un preciso rigore estetico, donando allo spettatore l'illusione di interfacciarsi con i personaggi senza filtri. Nanni Moretti riporta così in auge la credibilità del cinema italiano, assopito ma ancora vivo.


