C'est la vie: Il Disprezzo.

Otto anni dopo la pubblicazione del romanzo "Il disprezzo", Jean-Luc Godard ne propone su pellicola una sua interpretazione. L'opera vede come protagonisti Michel Piccoli nel ruolo di Paolo Javal e Brigitte Bardot, nel pieno della sua popolarità, in quello di Camille. La trama segue Paolo, uno sceneggiatore teatrale che accetta di riscrivere una sceneggiatura per un adattamento cinematografico dell'Odissea per ottenere il denaro necessario a comprare una casa per sé e sua moglie. Tuttavia, questa decisione diventa il catalizzatore di una serie di eventi che portano Camille a disprezzare suo marito: la progressiva alienazione di Camille nei confronti di Paolo è alimentata dal suo comportamento passivo e dalla sua incapacità di proteggerla dalle avances del produttore americano, Jeremy Prokosch.
Godard, nella scrittura del personaggio disegnato per la Bardot, ne forza la carica erotica e lascia in secondo piano ogni altra sfaccettatura: questa scelta, sicuramente viziata dal complesso rapporto tra i due, può essere interpretata come una critica alla mercificazione dell'arte e delle relazioni umane. Camille, infatti, è disillusa e oggettivata e il suo corpo diventa terreno di scontro tra il marito e il produttore. Il film è intriso di elementi autobiografici: Godard trasferisce nei dialoghi surreali tra Paolo e Camille i litigi avuti con Anna Karina, sua moglie. L'inserimento di frasi reali pronunciate da Karina e la parrucca nera indossata da Bardot rappresentano un'intima e dolorosa confessione del regista, che utilizza la pellicola come mezzo per esplorare e forse esorcizzare i propri demoni personali.
Uno degli elementi più affascinanti del film è il parallelo tracciato tra la storia di Paolo e Camille e quella di Odisseo e Penelope. Il dialogo tra produttore, regista e sceneggiatore sull'interpretazione del poema omerico diventa una riflessione sul valore della fedeltà e dell'onore. Come Odisseo, Paolo intraprende un viaggio, ma il suo è psicologico e porta alla perdita della sua integrità morale, incapace di proteggere e comprendere la moglie fino a quando è troppo tardi.
Dal punto di vista tecnico, Godard sfrutta al massimo il formato CinemaScope per creare un contrasto visivo tra i paesaggi mozzafiato di Roma e Capri e l'intimità della crisi coniugale. Il regista utilizza colori vividi e movimenti di macchina innovativi per sottolineare la tensione emotiva dei personaggi; la colonna sonora di Georges Delerue, con la sua malinconica melodia, amplifica ulteriormente il senso di tragedia e perdita.


