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Il tema del doppio: Persona.

di Massimo Capuano · 15 marzo 2024 · 1 min
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Considerato tra i più complessi ed enigmatici di Bergman, Persona è un film maestoso, caratterizzato da una narrazione non lineare e da un'atmosfera intensa e simbolica. Il titolo stesso del film suggerisce un'indagine sull'essenza dell'identità umana, con particolare attenzione al tema della dualità e alla frammentazione. La relazione tra le due protagoniste, Elisabet e Alma, si sviluppa attraverso una serie di contrasti e parallelismi che rimandano alle teorie psicoanalitiche di Freud, in particolare al concetto di "doppio" e alla divisione dell'io. Il mutismo di Elisabet e la sua crescente identificazione con Alma possono essere interpretati come manifestazioni della lotta interiore tra l'io conscio e l'io inconscio, con Alma che rappresenta un'estensione o un riflesso distorto di Elisabet stessa.

La rappresentazione e la finzione sono temi centrali nel film: richiamando le teorie del teatro di Brecht e la distinzione tra azione e reazione, Bergman esplora la natura artificiale della recitazione e la sua capacità di influenzare la percezione della realtà, mettendo in discussione la veridicità delle relazioni umane e la costruzione stessa dell'identità.

Dal punto di vista visivo, il regista utilizza l'immagine della pellicola bruciata, il montaggio incrociato e le sovrapposizioni di immagini per creare un'atmosfera onirica e disturbante, che riflette le tensioni e le ambiguità presenti nella mente dei personaggi: questo approccio visivo contribuisce a enfatizzare la complessità della narrazione e a invitare lo spettatore a esplorare i recessi più oscuri della psiche umana.

L'opera, infine, può essere letta anche come una riflessione sull'atto creativo e sulla responsabilità dell'artista nei confronti della propria opera e del suo pubblico: Bergman esplora la relazione complessa tra l'artista e il suo lavoro, evidenziando il potere della rappresentazione e la sua capacità di trasformare la percezione della realtà.

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