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Incomunicabilità: La notte.

di Massimo Capuano · 26 settembre 2024 · 2 min
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Secondo capitolo della trilogia esistenziale, La notte racconta la giornata di Giovanni e Lidia, una coppia il cui amore è sprofondato nella monotonia della noia e in un'incomunicabilità che diventa sempre più profonda. L'opera si apre con i palazzi di una Milano moderna e snob, ambiente dei "nouveaux riches" e simbolo della rinascita postbellica: in questo contesto emerge la crisi di Giovanni, incapace sia di connettersi emotivamente con la moglie (e con il mondo che lo circonda) sia di adempiere adeguatamente al suo lavoro di scrittore. Lidia, d'altro canto, vaga senza meta per sfuggire alla monotonia della sua vita e al dolore per la malattia del suo amico ed ex amante Tommaso.

I due, dopo una breve visita a un nightclub, si ritrovano nella lussuosa villa dell'industriale Gherardini, il quale aveva invitato Giovanni per proporre un contratto molto redditizio. Lidia, venuta a sapere della morte di Tommaso nel corso della serata, cerca di mettersi in contatto con il marito, il quale, impegnato in flirt e chiacchiere borghesi, la evita. Sarà proprio l'incontro alla festa con la giovane Valentina (interpretata da Monica Vitti) a portare la coppia a quel confronto necessario ma ormai tardivo.

Il finale è la sottolineatura della stasi, l'"ironia del compromesso". La notte culmina nel confronto tra i due: Lidia, confessando il vuoto che ha sostituito l'amore, dice «Se stasera ho voglia di morire è perché non ti amo più». Le sue parole, cariche di rassegnazione e sofferenza, segnano l'ultimo tentativo di comunicare con un marito ormai distante. Giovanni, incapace di accettare il distacco emotivo, si rifugia nella fisicità, cercando di ristabilire un legame attraverso il sesso, l'unico linguaggio che sembra ancora comprendere. Il suo gesto appare come un tentativo disperato e inadeguato di riappropriarsi di un'intimità ormai perduta. L'abbraccio, privo di autenticità, maschera lo stupro in atto e sottolinea l'insuperabile incomunicabilità tra i due, che nemmeno il sorgere del nuovo giorno riesce a dissipare. La macchina da presa si allontana, come a voler prendere le distanze dalla loro sconfitta, lasciandoli soli in un ultimo, sterile tentativo di riconciliazione. Il finale è duro, violento e spaventosamente reale: viene chiuso così il cerchio di una notte in cui il buio non ha trovato l'alba della comprensione.

Sentirti non mia, ma addirittura parte di me, una cosa che respira e che niente potrà distruggere se non la torbida indifferenza di un'abitudine, che vedo come l'unica minaccia. E poi ti sei svegliata e sorridendo ancora nel sonno mi hai baciato e ho sentito che non dovevo temere niente, che noi saremo sempre come in quel momento: uniti da qualcosa che è più forte del tempo e dell'abitudine.

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