Decostruire lo Yakuza film: Broken Rage.

Takeshi Kitano ritorna alla regia dopo il jidai-geki Kubi (2021) con uno slapstick brillante e volutamente demenziale. Kitano interpreta un sicario che, a seguito di una serie di efferate esecuzioni, viene arrestato dalla polizia e costretto a collaborare come spia. La pellicola è strutturata in maniera perfettamente bipartita e si assiste allo stesso intreccio per due volte. La prima parte vede un protagonista gelido, imperturbabile, muoversi in una classica rappresentazione yakuza eiga, con la consueta messa in scena minimalista e austera. La seconda, invece, rovescia e parodizza la prima: il killer è ora inetto e impacciato e ogni sequenza ricalca le situazioni precedenti in chiave surreale ed esasperatamente grottesca.
Kitano con questo breve lungometraggio cerca una mediazione tra la cosiddetta "trilogia del suicidio artistico" (Takeshis', 2005; Kantoku banzai!, 2007; Akiresu to kame, 2008) e i tre capitoli di Outrage (Autoreiji, 2010; Autoreiji Biyondo, 2012; Autoreiji Saishūshō, 2017). Questo tentativo di conciliazione avviene sostanzialmente tra il cinema di genere puro (e autoriale) e un certo tipo di opera artistica autoreferenziale e farsesca.
Ciò che è significativamente originale in questo nuovo lavoro è da ritrovare in due principali elementi: la totale umiltà dell'artista e lo sviluppo della maschera. Con il primo si nota la consapevolezza assoluta di un regista che non teme il ridicolo o l'assurdo ma anzi trova in esso la sua stessa cifra stilistica, il suo humor e la sua riflessione. In secondo luogo si osserva come la maschera austera e impassibile, che ha reso celebre Kitano tanto come regista quanto come attore, diventi ora maggiormente malleabile, addolcisca le espressioni facciali e impieghi tutto il corpo nelle gag. Non c'è quindi né vergogna né arroganza, bensì la semplice volontà di prendere se stesso in modo leggero e autotelico.
Chiaramente, se preso isolatamente Broken Rage può risultare imperfetto, sciocco e ingenuo, ma è proprio se contestualizzato all'interno dell'intera produzione artistica di Kitano che assume una propria significazione.


