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Il potere tra immagine e paura: L’agente segreto.

di Tommaso Mancuso · 9 aprile 2026 · 2 min
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L'agente segreto (O Agente Secreto) è un film del 2025 scritto e diretto da Kleber Mendonça Filho, con protagonista Wagner Moura. Ambientato nel Brasile degli anni Settanta, racconta la storia di Marcelo, un ingegnere di mezza età immerso in un contesto politico e sociale soffocante. La narrazione, strutturata in tre atti, si articola attraverso molteplici momenti archetipici che, pur essendo evidenti, non risultano mai ridondanti o forzati. Al contrario, essi rafforzano una concezione di cinema puro, vivo, in costante trasformazione. Il film riesce infatti a fondere con grande efficacia il simbolismo felliniano, il surrealismo buñueliano e improvvise inflessioni orrorifiche, profondamente perturbanti.

Questo impianto formale serve a raccontare la miseria degli abusi del potere militare che, allora come oggi, permeano le idiosincrasie delle società contemporanee. La tensione dell'inseguimento, immanente nel film, culmina in momenti di drammaticità concreta che richiamano la messa in scena del cinema civile di Francesco Rosi, ma differiscono per la mancanza di quel registro ribelle e inquisitorio insito in tutta l'opera del grande regista italiano. La speranza dell'infanzia si contrappone così al ribrezzo delle strutture di controllo incarnate dai personaggi "istituzionali", mentre la pretesa governativa di ispezionare ogni gesto, anche il più intimo, dei cittadini è percepibile fin dalla prima scena, colpendo per il suo grottesco iperrealismo.

Pur nei suoi difetti, anche di natura drammaturgica, il film si muove con coerenza all'interno della tecnica dello "show, don't tell", mantenendo sempre una forte complicità con lo spettatore, alla maniera di Brian De Palma e del suo maestro Alfred Hitchcock. L'epilogo ambientato nel presente è conforme al tipo di cinema proposto, poiché rifugge ogni tipo di melenso pietismo e anzi sottolinea la natura barbara della storia raccontata. Mendonça Filho costruisce personaggi complessi e iconici, dei quali è sempre possibile cogliere la natura corrotta quando necessario, anche nei momenti di estrema ridicolizzazione. Il senso di vuoto che attraversa il film viene spesso controbilanciato da inserti ironici mai fuori luogo, bensì espressione culturale di un popolo in crisi.

L'essenza di questo cinema, fatta di sceneggiatura e immagini, realizza nella sua complessità lo scopo più nobile della settima arte: appassionare con innocenza e onestà al racconto. Wagner Moura, con questa grandissima prova attoriale, interpreta due personaggi che, pur mantenendo una costante compostezza formale, trasmettono un senso di debolezza frustrante. Il lascito di questa pellicola è al centro di un processo cinematografico brasiliano a cui è legato il capolavoro Io sono ancora qui di Walter Salles, posto volutamente su un altro piano dialettico, forse più completo, ma allo stesso modo critico e consapevole delle atrocità che può adottare il potere per manifestarsi.

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