Hogstalle.
/
torna all'indice

Demonologia del razzismo: La casa nera.

di Flavio Capuano · 27 novembre 2025 · 3 min
Ascolta il pezzo
0:00
0:00

Ennesimo cult tristemente dimenticato del maestro Wes Craven, La casa nera (uscito come The People Under the Stairs) è un film iconoclasta e geniale, in linea con la sua intera filmografia. Come da prassi, il regista prende il genere, in questo caso l'home invasion, e lo dilata alle sue massime potenzialità, chiaramente rovesciandolo e irridendolo. Proprio come accadrà qualche anno dopo con Scream (1996), si assiste a un continuo ribaltamento, commistionando lo humor nero con l'orrore, il discorso filmico con quello politico.

Proprio partendo dalla trama si può immediatamente notare questa ricerca costante della simmetria: in un quartiere sciatto di Los Angeles si oppongono due ambienti sociali, due famiglie e due visioni della realtà totalmente antitetiche. Una famiglia afroamericana del ghetto, composta dall'astuto ragazzino Poindexter Williams, detto "matto" (Fool) per via dei tarocchi, dalla sorella Ruby e dalla madre gravemente ammalata di cancro, viene improvvisamente sfrattata da due crudeli impresari: Mr. e Mrs. Robeson. A questo punto due delinquenti, Leroy e Spencer, venuti a conoscenza di un'opulenta collezione di monete dei Robeson, tentano di compiere un furto.

Wes Craven, mediante una direzione attoriale e una messa in scena veramente brillanti, riesce a denunciare, sempre con il filtro del genere, le ipocrisie aberranti della perfetta famiglia borghese yankee. Bisogna dunque innanzitutto menzionare come il cast, composto da giovani talenti ed eccellenti caratteristi, funzioni alla perfezione, grazie soprattutto alle performance di Everett McGill e Ving Rhames. D'altro canto la pellicola, per rendere pienamente la claustrofobia e l'oppressione della libertà, sfrutta l'antagonismo tra l'esterno e l'interno della casa. La sobrietà di quest'ultima nasconde infatti un dedalo intricatissimo, rappresentato da un sistema di passaggi e trappole segreti: ogni muro, ogni mobile e ogni porta cela un cunicolo che si sviluppa o sotto o parallelamente alla struttura principale della casa.

Craven parodizza spietatamente la depravazione della borghesia WASP, affermatasi con l'appena conclusa presidenza Reagan: ne viene esasperato e deformato quindi l'ultraconservatorismo, esacerbato dalla coppia in questione in una vera e propria pratica eugenetica. L'aspetto moderato e dignitoso dei Robeson perciò altro non è che un'ennesima maschera, volta a celare la loro profonda perversione, la quale è innanzitutto di natura sessuale. Si scoprirà quindi come i figli dei ridenti coniugi siano frutto di un incesto e di una relazione morbosissima di subordinazione. L'uomo, così virile e rigoroso, sembrerebbe invece sottomesso alla moglie, rincorrendo la propria perduta mascolinità nella "caccia" ai reietti nascosti; eloquente e inquietante allo stesso tempo è la tuta BDSM impiegata in tali scene.

Riguardo a questa famiglia degenerata, la pellicola ne denuncia sostanzialmente sia l'aspetto strettamente intimo e pedagogico che quello sociale. Si biasima quindi l'adozione di un'educazione repressiva e punitiva, microscopica dimensione di un'ideologia razzista ben più radicata. Questa, in qualità di concezione sociale discriminatoria e segregatrice, è diretta sia verso "le persone sotto le scale" che contro tutti coloro percepiti come diversi nel quartiere.

La serietà dei temi trattati è tuttavia soggetta al tentativo costante di Craven di mediazione sia con l'azione e la suspense che con un marcatissimo elemento ironico. Se il film mantiene un generale equilibrio, e lo humor contribuisce alla resa grottesca delle sequenze, in alcuni passaggi questa volontà di "edulcorare" l'orrore può sembrare lievemente stridente, specie nelle parti finali. Una scrittura non ineccepibile, però, inficia relativamente poco nella complessività dell'opera, che mantiene ugualmente un ritmo sostenuto e fluido. In conclusione la pellicola, nonostante i difetti, rimane uno sforzo estremamente audace nonché di difficile realizzazione, soprattutto per quanto concerne il raccordo tra l'impegno sociale e i canoni del genere.

Leggi anche.

Unisciti alla redazione

Vuoi scrivere con noi?

Candidati