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La Cenerentola della marcescenza: The Ugly Stepsister.

di Flavio Capuano · 11 novembre 2025 · 2 min
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Con una brillante rielaborazione della favola di Cenerentola dei fratelli Grimm, la regista norvegese Emilie Blichfeldt firma la propria opera prima a fronte di un budget ristrettissimo. La storia, nonostante sia fortemente orientata verso il body horror, mantiene saldo l'elemento fiabesco, sia per la forza morale che per le ambientazioni stesse. La pellicola inizia con l'arrivo di Rebekka e delle figlie Elvira e Alma alla vistosa villa di Otto, un anziano nobile che vive con la splendida figlia Agnes (Cenerentola). Subito dopo le nozze di Rebekka e Otto, quest'ultimo muore improvvisamente, lasciando così l'agiata Agnes insieme alle tre umili donne. Non molto tempo dopo un messaggero del re comunicherà l'invito a un ballo reale, segnando così l'inizio della via crucis estetica di Elvira.

Prima sostanziale differenza con i modelli precedenti è la scelta di raccontare l'intreccio dal punto di vista di Elvira, per l'appunto "la sorellastra brutta". Inoltre, mentre la favola di Cenerentola (analogamente a gran parte delle favole e della letteratura popolare) era caratterizzata da un certo manicheismo, rappresentando di fatto l'epica rivalsa del vinto su coloro che gli infliggevano deliberatamente il sopruso, qui si può notare un marcato biasimo nei confronti di tutti i personaggi. Ognuno, nelle sue sfaccettature, mantiene infatti un determinato vizio: Rebekka l'inesorabile ingordigia del denaro e dell'apparenza, Elvira la morbosa ossessione della bellezza imposta, Agnes l'alterigia e il principe Julien la superbia e l'idiozia del potere. L'unico personaggio eticamente virtuoso è rappresentato dalla sorellastra Alma, incarnazione di rettitudine e compassione: il nome stesso mantiene infatti un forte valore simbolico salvifico.

La regista utilizza straordinariamente il film di genere per indagare un sistema degenerato, che impone il canone estetico e l'illusione dell'amore vero come mezzo di dominio e assoggettamento. Sotto un drappo di incanto e grazia si nasconde lo splendore del marcio e del corrotto. Come insegna il maestro David Cronenberg (inevitabile fonte di ispirazione del film e di tutto il genere), dal furor della mente scaturisce la deformazione della carne: e infatti, per l'intera visione della pellicola, si assiste a mutilazioni, perdite di capelli, operazioni estetiche raccapriccianti e perfino all'ingestione di una tenia. Questo incessante passaggio dal bello esteriore all'orrido interiore è sottolineato da un ottimo comparto tecnico, il quale sfrutta alla perfezione cambi di registri cromatici, da colori pastellosi a toni foschissimi.

Nonostante il film si debba giustamente prendere sul serio, non bisogna assolutamente dimenticare come l'effettiva sagacia della regista si esprima nel perfetto equilibrio tra gravosità e humor nero. La vena ironica dell'opera è imprescindibile in quanto mitiga il denso elemento gore. Risultano così perfettamente applicate le influenze di maestri come Brian Yuzna o George A. Romero, capaci di sincretizzare splatter, humor e critica sociale. In conclusione si può affermare come The Ugly Stepsister rappresenti un'esemplare opera prima, in grado di sfruttare abilmente le possibilità offerte dal genere, distinguendosi nettamente da tanti trionfanti body horror vuoti e patinati.

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