Epistemologia di una relazione tossica: Quell'oscuro oggetto del desiderio.

Nel pieno della transizione spagnola, il maestro Luis Buñuel dirige la sua ultima opera, intitolata Quell'oscuro oggetto del desiderio. Sullo sfondo di un'insurrezione terrorista, il film racconta la burrascosa storia del vecchio Mathieu e della giovane Conchita. Quest'ultima, in un'alternanza priva di apparente logica, viene interpretata da due attrici profondamente diverse per aspetto e temperamento: la raffinata Carole Bouquet (francese) e l'enigmatica Ángela Molina (spagnola). Questo sdoppiamento (che riprende la divisione geografica della pellicola) accresce il mistero e lo spessore di un personaggio che sfugge a ogni tentativo di definizione.
Mathieu si innamora perdutamente di Conchita, la quale gli concede solo quanto basta per tenerlo legato a sé: è una rappresentazione sadomasochistica, un meccanismo di attrazione e frustrazione che inchioda il protagonista e lo spettatore a una spirale ossessiva. La narrazione frammentaria, dove passato, presente e sogno si confondono, e la struttura stessa del racconto, fatta di salti logici e scene sospese, concorrono a creare un'atmosfera onirica, in linea con l'estetica surrealista tipica del maestro spagnolo.
Tratto dal romanzo La donna e il burattino di Pierre Louÿs, il film rovescia i rapporti di forza tradizionali del testo: il vero burattino è Mathieu, ricco borghese ridicolizzato e reso impotente da una passione che lo consuma. La ragazza, finta ingenua e in realtà scaltra manipolatrice, lo trascina da una città all'altra (Madrid, Parigi, Siviglia) illudendolo con la promessa di un amore che non si compie mai. Tra umiliazioni e scoppi di rabbia, Mathieu cerca di liberarsi, ma ogni volta ricade nella rete. La scena in cui Conchita si fa comprare una casa solo per poi chiudere fuori Mathieu mentre fa l'amore con un altro è solo uno dei tanti esempi della crudeltà con cui la ragazza gestisce il potere che ha su di lui. L'opera, però, non è una condanna unilaterale della donna: Buñuel attacca con uguale ferocia l'ipocrisia e l'arroganza del protagonista maschile, che cerca di comprare l'amore con il denaro e il controllo.
In linea con i precedenti lavori del regista, il film è disseminato di simboli surreali e perturbanti, come il misterioso sacco di iuta, metafora del fardello del desiderio (e forse della colpa), ed è attraversato da un umorismo secco e paradossale. Le esplosioni terroristiche che punteggiano il racconto introducono un elemento di caos e violenza collettiva che si intreccia con il dramma privato, rendendo il film anche una riflessione sul potere distruttivo delle passioni nel contesto di un mondo in crisi. In questa dialettica di dominio e sottomissione, il desiderio appare come un enigma irrisolvibile, una pulsione che si alimenta proprio dell'impossibilità del suo appagamento.


