Solo i mostri giocano a fare Dio: Frankenstein.

Solo i mostri giocano a fare Dio, e Guillermo Del Toro qui lo raffigura con la sua personale reinterpretazione del romanzo di Mary Shelley. Attraverso il suo stile unico e distinguibile, il regista messicano mette a nudo i peggiori lati dell'essere umano, nella sua ingordigia ed ossessione nello sfidare le leggi universali del mondo, per semplice vanità, egocentrismo e puro desiderio divino di essere migliore degli altri.
Tutto ciò però, evidenzia come la figura esteticamente meno terrificante e raccapricciante, sia in verità l'unica creatura "malvagia" della storia - quest'ultima perfettamente impersonata da un grande Oscar Isaac; dal lato opposto, invece, viene mostrata quella che è probabilmente la versione più toccante, struggente e sofferta del mostro di Frankenstein - interpretato da un sorprendente Jacob Elordi, paradossale quanto atipica e riuscita la scelta di renderlo un mostro, abituato a vederlo vestire il ruolo del classico belloccio nella stragrande maggioranza delle pellicole a cui aveva preso parte fino a quel momento.
La pellicola mette a nudo le fragilità di un animo innocente, abbandonato a sé stesso, senza un nome o un posto nel mondo, alienato e disgustato da chiunque, ignari della sua emotività, ricolmo semplicemente dal desiderio di amare, mentre tutti sono occupati a puntare il dito piuttosto che provare a comprenderne la diversità.
Questo per quale motivo? Perchè c'è sempre bisogno di un capro espiatorio, una figura che permetta alle persone di accecare la propria ignoranza, anziché superarla e trasformarla in consapevolezza.
Questa storia, ormai classica, viene trasposta in modo tremendamente ammaliante, con uno stile barocco ma elegante, una scenografia pazzesca ed una splendida fotografia, tra scenari magici e momenti intensi, al fine di raccontare come tutti meritino di amare ed essere amati. Al di là dell'aspetto e di ciò che si vede fuori, chi sembra più lontano da qualsiasi canone estetico imposto, spesso è umanamente superiore a chi invece si erge sopra ai più deboli nel tentativo di sentirsi migliore.


