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Solo i mostri giocano a fare Dio: Frankenstein.

di Matteo Salvi · 11 luglio 2026 · 2 min
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Solo i mostri giocano a fare Dio, e Guillermo Del Toro qui lo raffigura con la sua personale reinterpretazione del romanzo di Mary Shelley. Attraverso il suo stile unico e distinguibile, il regista messicano mette a nudo i peggiori lati dell'essere umano, nella sua ingordigia ed ossessione nello sfidare le leggi universali del mondo, per semplice vanità, egocentrismo e puro desiderio divino di essere migliore degli altri.

Tutto ciò però, evidenzia come la figura esteticamente meno terrificante e raccapricciante, sia in verità l'unica creatura "malvagia" della storia - quest'ultima perfettamente impersonata da un grande Oscar Isaac; dal lato opposto, invece, viene mostrata quella che è probabilmente la versione più toccante, struggente e sofferta del mostro di Frankenstein - interpretato da un sorprendente Jacob Elordi, paradossale quanto atipica e riuscita la scelta di renderlo un mostro, abituato a vederlo vestire il ruolo del classico belloccio nella stragrande maggioranza delle pellicole a cui aveva preso parte fino a quel momento.

La pellicola mette a nudo le fragilità di un animo innocente, abbandonato a sé stesso, senza un nome o un posto nel mondo, alienato e disgustato da chiunque, ignari della sua emotività, ricolmo semplicemente dal desiderio di amare, mentre tutti sono occupati a puntare il dito piuttosto che provare a comprenderne la diversità.

Questo per quale motivo? Perchè c'è sempre bisogno di un capro espiatorio, una figura che permetta alle persone di accecare la propria ignoranza, anziché superarla e trasformarla in consapevolezza.

Questa storia, ormai classica, viene trasposta in modo tremendamente ammaliante, con uno stile barocco ma elegante, una scenografia pazzesca ed una splendida fotografia, tra scenari magici e momenti intensi, al fine di raccontare come tutti meritino di amare ed essere amati. Al di là dell'aspetto e di ciò che si vede fuori, chi sembra più lontano da qualsiasi canone estetico imposto, spesso è umanamente superiore a chi invece si erge sopra ai più deboli nel tentativo di sentirsi migliore.

Verdetto in tre righe
Guillermo del Toro adatta l'iconico romanzo di Mary Shelley con il suo solito stile barocco ed originale, mostrandoci una creatura fragile ed umana, ed un uomo deplorevole e senza scrupoli.

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