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Homo homini lupus - Mr. Vendetta.

di Flavio Capuano · 7 settembre 2025 · 2 min
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Primo capitolo della cosiddetta "trilogia della vendetta" (Old Boy del 2003 e Lady Vendetta del 2005), Mr. Vendetta segna l'ingresso di Park Chan-wook nel cinema internazionale. L'intreccio della trama, strutturato similmente a una tragedia classica, vede protagonista Ryu (un operaio licenziato e sordomuto) disposto a compiere qualsiasi azione per curare la sorella, gravemente malata e bisognosa di un rene. Dopo essersi rivolto a un clandestino traffico di organi, Ryu rapirà insieme alla ragazza (una militante anarchica) la figlia del suo datore di lavoro, interpretato da un fantastico Song Kang-ho e destinato a divenire uno dei volti più noti del panorama sudcoreano.

Park Chan-wook descrive con straordinaria raffinatezza il tema della vendetta, evitandone qualunque lettura reazionaria: per il regista la vendetta è la diretta conseguenza di un mondo deumanizzato, dove i personaggi si comportano in maniera istintiva e sanguigna, divenendo così vittime e carnefici allo stesso tempo. Questione comune a questo rinato cinema sudcoreano è poi la lotta di classe, fotografata come ultimo squarcio di rivincita in una società imbarbarita e soverchiatrice. Park Chan-wook, in ottica tipicamente orientale, si affranca da ogni forma di manicheismo, rendendo evanescente qualsiasi divisione morale: la provvidenza è depennata da un mondo di cui l'unica spiegazione è rappresentata da un circolo meccanicistico di soprusi e rivincite.

La messa in scena della violenza, lontana dalla futura spettacolarizzazione teatrale di Old Boy (2003), è cruda, disadorna, ed erige così una barriera tra la finzione filmica e il voyeurismo dello spettatore. Il sangue che viene versato nel corso della pellicola risulta così tutt'altro che gratuito, ma coerentemente logico con la perdita della pietas e dell'empatia. Il regista, grazie a frequenti ellissi e campi lunghi, costruisce un noir tragico in cui i personaggi sfumano in pedine dell'ambiente che essi stessi si sono costruiti. La regia di Park Chan-wook quindi si dimostra fin da subito come un connubio straordinario di asprezza, eleganza e austerità.

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