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Intuarsi: L'Eclisse.

di Massimo Capuano · 18 febbraio 2025 · 1 min
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Terzo capitolo della trilogia esistenziale, L'Eclisse chiude il percorso iniziato con L'Avventura e La notte, approfondendo il senso di alienazione e incomunicabilità tipico del cinema di Antonioni. Il film mostra un'umanità divisa, immersa in un silenzio che rende ancora più evidente il vuoto nelle relazioni, sempre più dominate dal denaro e dalla superficialità. Rispetto ai capitoli precedenti, Antonioni decide di spingersi oltre: questa volta, infatti, il mondo stesso sembra svuotarsi insieme ai personaggi, dissolvendosi in un paesaggio urbano rarefatto, dove il silenzio e l'assenza diventano i veri protagonisti.

Il film segue Vittoria (Monica Vitti), una giovane donna che, dopo la fine di una relazione, vaga in un paesaggio urbano spettrale, in bilico tra il desiderio di connessione e l'impossibilità di raggiungerla davvero. L'incontro con Piero (Alain Delon), un agente di borsa cinico e affascinante, si trasforma in un corteggiamento fatto di esitazioni, attrazione e inevitabile distanza. Sullo sfondo, la Roma moderna e il quartiere dell'EUR diventano protagonisti silenziosi, specchiando il senso di disorientamento dei personaggi: i palazzi freddi, le strade deserte e il fragore impassibile della borsa delineano un mondo che prosegue la sua corsa indifferente ai sentimenti umani.

L'Eclisse è soprattutto un film di sottrazione. Antonioni elimina progressivamente ogni punto di riferimento narrativo, lasciando che il vuoto tra Vittoria e Piero si espanda fino a risucchiarli. L'ultima sequenza è un capolavoro di negazione: i due amanti, che avrebbero dovuto incontrarsi, svaniscono. Rimangono solo i luoghi, ripresi nella loro assenza, mentre la notte cala su un mondo in cui non esiste più alcun contatto autentico. È un epilogo gelido, spaventosamente reale, in cui l'amore non si spegne in un dramma esplosivo, ma si dissolve nell'indifferenza, l'inevitabile cancellazione di sé. Antonioni firma così la sua dichiarazione più radicale: l'impossibilità dell'amore non è più una ferita, ma una condizione esistenziale.

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