L'ossessione maniacale del mestiere: La conversazione.

Fin dove ci porta l'ossessione per qualcosa? Dove ci spinge la nostra mente a supporre ed immaginare degli scenari talmente tragici da soffocarci da soli e sentirsi alienati da tutto quello che abbiamo attorno? Spesso i pensieri fanno proprio questo: ci trasportano in una spirale di timori, rimorsi invalicabili che prosciugano l'animo e ci corrodono, rendendoci le ombre di noi stessi.
È il caso di Harry Caul, un uomo che ha passato tutta la vita a spiare quella di altre persone, senza però mai raccontare la propria, chiudendosi in sé stesso, in un uomo burbero, solitario e paranoico, facilmente scalfibile non appena viene a galla la propria privacy o il suo passato.
Tale vissuto precedente sembra impossibile da dimenticare, e sarà proprio tale ricordo che lo spingerà infatti ad andare contro molti dei principi lavorativi stanziati e prestabiliti, nel menefreghismo e nella professionalità da egli dichiarata, pur di ritrovare un minimo di pace e prevaricare su ciò che è moralmente sbagliato, ma che da sempre, ha semplicemente fatto parte del suo mestiere.
Nel pieno dei suoi anni d'oro, Francis Ford Coppola dirige un thriller solido che si concentra più sul tono ansiogeno protratto per tutta la sua durata, rispetto ad uno sviluppo estremamente ramificato, con un Gene Hackman a guidare il resto del cast, impersonando un protagonista impostato ed estremamente metodico, nel lavoro e a casa, in totale contrapposizione con l'eccellente scena finale e con ciò che si barcamena nel suo subconscio, tra sensi di colpa, dovere ed incertezze personali. La pellicola si lega particolarmente all'America ansiogena degli anni '70, essendo stato realizzato poco dopo gli scandali legati alle intercettazioni e al Watergate, ed il regista decide di prendere la paura di essere osservati, ascoltati, controllati e trasformarla in qualcosa di personale.
La tecnologia qui è interessante proprio perchè non viene presentata come fantascienza: microfoni, registratori, obiettivi e nastri sono strumenti relativamente ordinari, ma poste in quell'ambito, diventano in qualche modo preoccupanti, in quanto permettono di sapere cosa accade nella vita privata altrui. Il cuore pulsante del lungometraggio si percepisce in questi fattori: l'eleganza con il quale Coppola manovra la paura della gente di scoprire quel che si preferisce evitare di esternare va a pari passo con la brillante coerenza col quale i protagonisti necessitano di sapere, giustificando delle azioni eticamente rivedibili, ma mossi dalla brama di perfezionismo e menefreghismo di ciò che svolgono ogni giorno, rendendo le loro motivazioni volutamente contorte e contraddittorie per come poi si evolverà la vicenda principale.
Il film funziona perchè appende lo spettatore ad un filo tiratissimo, dove sembra difficile perfino respirare, con i suoni che sembrano più i battiti cardiaci che delle registrazioni vocali, dove per un istante, la vita di tutti viene narrata nelle orecchie di Harry Caul, mentre dentro di lui, riecheggia la sua, cullato da ciò che è giusto, e ciò che è migliore.


