I ricordi di una casa: Sentimental Value.

La casa, un elemento che accompagna più generazioni nel corso del tempo, un luogo che teme il silenzio quanto l'eccessivo rumore, dove al suo interno spesso ci si rintana per proteggersi dall'esterno, ma quanto cambiano le cose quando è attorno alle sue mura che rieccheggia tutto ciò che non funziona più? Joachim Trier utilizza la dimora della famiglia protagonista come un porto in cui tornare quando si perde la rotta in navigazione, nonostante non sia da tempo il posto più adeguato per riprendersi, ma bensì dove riflettere sul proprio passato, sulle scelte compiute, e su un tempo che non lascia spazio e concezione a nessuno, nel suo veloce scorrimento.
Il cineasta parte da questo incipit per raccontare una famiglia disfunzionale, di anime incompiute, terrorizzate dalla perdita del controllo e dal dialogo, forse perchè spaventati da qualcosa che non si riesce nemmeno a spiegare, o semplicemente non erano mai riusciti a parlarsi neanche una volta, preferendo allontanarsi nel momento in cui ci si iniziava a sentire più vicini; la paura dell'errore, l'incosciente libertà dell'artista ed un flusso di attimi del passato che non svaniscono, si stabilizzano e in qualche modo si nascondono, riapparendo quando vogliono. I quattro personaggi posti al centro della vicenda sono connessi tra loro, come se nelle rispettive sfaccettature, stessero tutti attraversando un determinato dolore.
Gustav, il padre, arrivato ad un momento della sua vita in cui necessita estremamente di raccontare la sua sofferenza come davvero desidera, nei ricordi della madre depressa, attraverso una sceneggiatura scritta da lui che mescola vita vissuta e familiare, ma incapace di esternare questa vulnerabilità concretamente alle figlie, e nemmeno intenzionato a provarci; Stellan Skarsgård lavora di sottrazione ed offre una performance potente quanto desolante e dispersa, barcamenandosi tra la voglia di rivalsa, e la stanchezza di un'esistenza ancora da comprendere.
Nora, la primogenita, reduce da dei crolli emotivamente importanti ed ancora fortemente legata a quella paura di stringere legami con qualcuno, anche per via della lontananza con i genitori fin da piccola, e spesso costretta a fare lei da madre alla sorella minore; Renate Reinsve è bravissima nell'accentuare tutta la malinconia invalidante ed il terrore di non essere come lei stessa vorrebbe, alla perenne ricerca di qualcosa che non sa nemmeno dove cercare.
Agnes, la sorella minore, colei ad aver assistito a tutto il dolore e al crollo della proprio famiglia coperta dalla protezione di Nora, ed anche per questo, nonostante la sua grande sensibilità e fragilità, è probabilmente quella ad esserne uscita meglio ed essere stata in grado di risollevarsi ed andare avanti; lei non soffre per le sue scelte o per la vita che affronta, ma per chi ama e per come si muovono attorno a lei, da una sorella maggiore piena di casini, ad un genitore che a volte sembra avvicinarsi più per un suo desiderio, che per semplice amore paterno, desideroso però di non buttare via il tempo risicato col nipote Erik, faro di una famiglia avvolta da una cupa tristezza. Inga Ibsdotter Lilleaas interpreta tale personaggio dandole l'emotività migliore possibile ed un'insofferenza tattile ed umana.
Rachel, l'unica a non far parte della famiglia, ma in qualche modo, fortemente avvicinata da Gustav, come se lui vedesse in lei - seppur per necessità - la figura della figlia Nora, che però a differenza sua lo ascolta, cerca di capirlo, seguirlo ed assecondarlo. Interpretata da Elle Fanning, l'attrice della storia aspira a diventare grande, ad ottenere ruoli più introspettivi ed importanti, soffrendo e temendo il giudizio esterno per ogni suo lavoro, mentre coloro che lavorano per lei la avvolgono in una cupola irreale fin troppo astratta, vedendo nel personaggio di Stellan Skarsgård, finalmente l'occasione migliore per lei, ma forse, nel momento sbagliato per lui.
Insomma, "Sentimental Value" cerca a suo modo di far capire che il passato non può essere sistemato, nè il dolore dimenticato o il tempo rallentato, ma in qualche modo, alla fine c'è sempre un modo per provare a ritrovarsi, magari non come prima, il distacco spesso impossibilita ciò, ma in alcune forme sì, come nel cinema in questo caso, dove per quei brevi istanti, fanno tutti parte della stessa storia, dello stesso mondo, e di quella stessa casa ancora avvolta tra rumori e silenzi.


