Il capolavoro estetico dell'horror italiano: Suspiria.

Nel 1977 il maestro Dario Argento raggiunge indiscutibilmente l'apice della sua carriera con un horror perfetto, che sancisce il passaggio della carriera del regista dal thriller all'italiana all'horror. Suspiria rappresenta la sintesi assoluta tra l'horror filo-lovecraftiano, basato sul mistero e sull'angoscia del non visto, e il sanguinolento cinema di genere, caratterizzato comunque da una perfezione formale.
Dario Argento è difatti un perfetto direttore d'orchestra, in grado di coordinare ogni elemento dell'opera filmica: dalle vistose musiche dei Goblin ai colori sgargianti della fotografia di Luciano Tovoli. Il film, tralasciando qualche sottile sottotesto, resta un'opera che non vuole veicolare nessun messaggio, ed è proprio intrinseco all'unicità stessa del film l'univoco interesse estetico ed emotivo.
Ogni inquadratura e ogni movimento di macchina sono l'archetipo di come dovrebbe essere girato un film horror, ed è geniale la mediazione tra cinema horror "vecchio" e moderno. Ogni scena fa parte dell'immaginario collettivo e ogni scena continua a terrorizzare gli spettatori, nonostante siano passati quasi 50 anni. Di grande effetto la messa in scena di un elemento splatter raffinato e sfavillante. Dispiace solo che Dario Argento non sia mai riuscito a ritornare su quei livelli.


