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La pagina bianca dell’adolescenza: Diciannove.

di Andrea Scarfiglieri · 10 maggio 2026 · 2 min
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Con Diciannove (2024), Giovanni Tortorici compie il suo esordio alla regia con un'opera profondamente personale. Un film autobiografico. Il racconto del suo diciannovesimo anno di vita. Quell'età definibile come "alta adolescenza", colta in tutta la sua sregolatezza e imperfezione, sospesa tra adolescenza e vita adulta. Dove tutto sembra possibile ma nulla prende davvero forma.

Leonardo, alter ego del regista, lascia Palermo per trasferirsi a Londra, dove lo ospita sua sorella. Dovrebbe iniziare l'università. Appare subito evidente, però, che il ragazzo non sia entusiasta dell'esperienza e studiare economia in Inghilterra non sembra essere la sua strada. La presenza della sorella, la nuova città, i contesti sociali in cui dovrebbe inserirsi: tutto appare estraneo, distante. E allora Leonardo fugge ancora. Si iscrive alla facoltà di lettere moderne di Siena, ma anche quella non sarà una strada facile.

In Diciannove non accade quasi nulla. Eppure, succede tutto. Come se si fosse in un racconto di Raymond Carver, la narrazione corre sul filo dell'insignificanza dei fatti propri, di cui agli altri potrebbe anche non interessare nulla. Nessun grande evento, tragedia, rivoluzione. Nessuna guerra che si ha il coraggio di dichiarare. Nessuna vittoria eroica. Nessuna sconfitta definitiva. Solo la fotografia (sostenuta da un'ottima estetica) della vita di un ragazzo a cui non tornano i conti, senza una direzione precisa.

Tortorici riesce a trasformare l'incertezza in motore narrativo. Filma il vuoto, il tempo sospeso, l'inconcludenza, un insieme di fili che il suo tessitore non è ancora riuscito a sbrogliare del tutto. È la radiografia di una generazione che ha timore di scegliere e di fallire: cresciuta con infinite possibilità davanti, ma anche con l'impressione costante di essere già in ritardo, e quindi di sentirsi fuori da tutti i giochi. Il tutto amplificato dai social, dove vediamo continuamente persone che espongono i propri successi e traguardi. Identità confezionate, dal sempre più diffuso "marketing personale", con le quali continuiamo a confrontarci, anche sapendo che sono immagini costruite. Ci illudiamo che quelle facciate siano vere e migliori delle nostre.

Il film di Tortorici è dunque un elogio alla pagina bianca dell'età tra adolescenza e vita adulta. Seguendo l'idea di "pagina bianca" di Mallarmé, il bianco non è un'assenza, ma uno spazio carico di possibilità, e quindi anche di terrore: insieme entità in grado di difendere da sola il suo candore, ma che ha anche la potenzialità del ritmo, della parola, della creazione. È ciò che vive Leonardo, e con lui tanti altri ragazzi sono segnati da questa dualità quantomai instabile e non universale.

In conclusione, Diciannove è riuscito nell'impresa di non creare del superfluo dalla "trascurabile" faccenda dell'essere ragazzi e di fotografarne i conflitti essendo semplicemente trasparente nella narrazione della propria esperienza, riuscendo così a comunicare senza timore di censurare tutto l'impeto e l'oltraggio che ha vissuto.

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