L’inyeon delle 8000 vite: Past Lives.

Con il suo debutto alla regia, Celine Song ha dato subito dimostrazione del perché il suo gaze meriti il successo ricevuto. Che la Song ponga le sue radici nella scrittura e nella regia teatrale si vede in Past Lives più che mai. I personaggi di questo capolavoro (doppio candidato all'Oscar e nominato in cinque categorie ai Golden Globe) sono tre, come una buona pièce teatrale vorrebbe. Nell'esperienza artistica di Song si sono alternate regie teatrali di opere proprie e non, arrivando finanche a Čechov. Ed è proprio Anton Čechov, con le sue Tre sorelle, che Song richiama con i tre protagonisti di Past Lives: Nora Moon (giovane ragazza coreana che lascia Seul a 12 anni) fa il verso a Maša (che vive nel ricordo di un passato trasfuso in un desiderio di felicità), Hae Sung (la cotta adolescenziale di Nora) veste i panni di Olga (dedita al dovere e rassegnata all'evidenza) e infine Arthur (marito di Nora) rimanda a Irina (o piuttosto alla speranza del personaggio čechoviano).
Past Lives non è una storia d'amore disarticolata su tre "personaggi fissi" (quelli del tipico triangolo amoroso), quanto più uno stralcio di vita rubato alla quotidianità di tre individui. La capacità di Song di muoversi nel tempo (1999, 2011, 2023) e nello spazio (Seul, Toronto, New York) si affina sempre di più nel corso del film, scorrendo in maniera fluida tra le varie fasi che attraversano Nora e Hae. Song è riuscita a restituire cinematograficamente i tre gaze dei personaggi, contemporaneamente e senza adottare uno specifico punto di vista: lo spettatore è in grado di comprendere fino in fondo le motivazioni di tutti e tre i motori di questa triplice relazione. Ciò che stupisce degli stessi è la loro maturità emotiva: essere in grado di dialogare, di ascoltarsi e di capirsi. Dal mio punto di vista la società di oggi è diseducata a linguaggi emotivi del genere, non in grado di comprendere la profondità delle scelte compiute dai protagonisti, tutte sottese a quel termine coreano ripetuto più volte nel film: inyeon (인연), ovvero quella connessione tra persone, cause e cose che ritornano e si influenzano a vicenda.
E allora viene da pensare al Goethe delle Affinità elettive e, ragionando per assurdo, alla Provvidenza manzoniana, cercando di incastrare una spiegazione (ora fisica ora religiosa) a una logica buddhista che si colloca a cavallo tra la sua intensità cosmica e l'estensione onnicomprensiva. L'inyeon non riguarda solo Nora e Hae Sung, non si circoscrive alla loro storia, ma si estende (nel delicato "dialogo a tre" finale) anche a Hae Sung e Arthur: tutti rientriamo nell'inyeon di un'altra persona senza rendercene conto, alterandone i futuri possibili e più remoti. Il film della Song ci ricorda con grande delicatezza che esiste il piacere della scoperta ma esiste anche il piacere del ricordo, la voglia di andare avanti e quella di rimanere fermi a guardarsi indietro, ma soprattutto che essere protesi al futuro non vuol dire dimenticarsi del proprio passato.


