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Quanto ti capisco, Giulio: Le città di pianura.

di Andrea Scarfiglieri · 14 novembre 2025 · 2 min
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Presentato a Cannes nella sezione Un Certain Regard, Le città di pianura (2025) di Francesco Sossai si inserisce tra le nuove tendenze del cinema mondiale, raccontando al pubblico una realtà alternativa a quella del tutto-e-subito del grande cinema e delle grandi città; di quelle "terre di mezzo" per cui si passa mentre si va da una città all'altra. E infatti il film è il road movie di due adulti che si interseca con il romanzo di formazione di un giovane studente. Con uno stile molto americano, questo film racconta dunque di una parte delle province che non è quella delle piccole città, ma quella dei paesini. Quella dove perdi i treni per il traffico di un trattore, dove non sai niente ma conosci tutto.

L'essenza della piccola realtà c'è, ed è resa indubbiamente dai personaggi di Charlie-White e Doriano. Due uomini di mezza età, forse ancora un po' arenati in un'altra epoca, che nonostante abbiano perso il treno per una vita da adulti e siano estremamente lontani dal canonico iter di tappe che oggi pare necessario per realizzarsi, sembrano riuscire, con un epicureismo solo provinciale, a essere preparati alla vita e, perché no, anche a conoscerne il segreto. E poi c'è Giulio: la controparte moderna della provincia.

Tra i due baldi veneti e lo studente fuori sede emergono presto le grandi differenze che segnano le generazioni. Un tempo, uscire di casa e tornarci quanto più tardi possibile era una caratteristica scontata di chi viveva la sua gioventù. Giulio, invece, è l'esempio di chi vive una provincia mista, dove è ancora forte il passato, ma globalizzata e bombardata dalle armi mediatiche del mondo-mondo. Se prima i laureati, in provincia, erano perle rare e alternative, ora una specializzazione, nella vita, è quasi essenziale. La difficoltà a trovare il proprio posto nel mondo è la stessa, ma i buchi nell'acqua (forse) fanno più rumore. La vita da pendolare, la normalizzazione all'essere tagliato fuori per vincoli logistici, l'obbligo di spostarsi per fare qualsiasi cosa… quanto ti capisco, Giulio.

C'è però da dire che i personaggi che ti fanno aprire gli occhi, anche se fuori dal canone e senza essere per forza dei "vincenti" o modelli di esistenza (come i due balordi in questa storia), esistono sul serio. Con la presunzione di conoscere tutto e con l'entusiasmo di andare lontano, di vita ce n'è. E capita che, quando meno te lo aspetti, fai degli incontri che non avresti mai pensato potessero cambiarti la visione delle cose.

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